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L’installazione subacquea assume la forma di un capanno da caccia, invertendo però la sua funzione: le feritoie, solitamente utilizzate per sparare, divengono rifugi per organismi marini, offrendo riparo dai predatori ed una tana sicura per deporre le uova. La forma del capanno, anche conosciuto come Roccolo nella tradizione bergamasca, in questo progetto assume valore est-etico oltre che di fascino visuale. Inserito nell’habitat marino del Mediterraneo la funzione è molteplice: contrasta l’erosione del fondale, permette l’attecchimento e lo sviluppo di vegetazione marina, la quale determina una maggiore produzione di ossigeno e nutrimento per la fauna locale. In un contesto tropicale può divenire una struttura a sostegno delle barriere coralline a rischio, fornendo uno scheletro portante per l’attecchimento dei coralli.
È realizzabile in ferro non trattato in un contesto Mediterraneo o in cemento a Ph neutro nel caso
debba essere inserito nel reef per garantire una durata secolare. 

© progetto di laurea di Eleonora Garini e Matteo Volonterio, con la collaborazione di Giulio Panzeri