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L’installazione terrestre è concepita in legno, creando una struttura che richiama l’architettura tardomedievale, slanciata verso l’alto. Uno scheletro per far attecchire vegetazione autoctona, rampicante e non, favorendo così l’assorbimento di calore in aree urbane o deforestate, filtraggio di gas serra (in primis Co2) e graduale ripopolazione ornitologica ed entomologica. Lo sviluppo di diverse varietà vegetali autoctone può favorire anche la preservazione di specie a rischio di importanza fondamentale per gli equilibri ecologici, come le api, farfalle e pipistrelli. Volatili che vivono in aree urbane, come il cardellino rosso, sono minacciate dalla cementificazione esponenziale, infatti necessitano di arbusti e piante per la loro sopravvivenza. I benefici di questa struttura sono amplificati in habitat non urbanizzato, in quanto dispongono di una maggiore biodiversità, si tratti di un parco naturale o di una zona usurpata dalle attività industriali.

© progetto di laurea di Eleonora Garini e Matteo Volonterio, con la collaborazione di Giulio Panzeri