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Il Manifesto

Oggi più che mai i valori di ricchezza, benessere, produzione e consumo perseguiti dalla civiltà capitalista risultano incompatibili con le necessità umane e della biosfera. Siamo di fronte ad una crisi ecologica senza precedenti: la forza geologica del capitale ha drasticamente danneggiato gli equilibri biochimici che determinano la vivibilità del pianeta. I cambiamenti climatici, la crisi ecologica e le pandemie, sono tutte facce della stessa medaglia: sono conseguenze alla sconsideratezza delle attività umane. Deforestazione, inquinamento, innalzamento delle acque e delle temperature globali, acidificazione degli oceani, comparsa di nuovi agenti patogeni sono una concatenazione di effetti che si alimentano l’un l’altro andando a saturare uno scenario globale sempre più critico.
E’ necessario ridelineare i valori e gli obiettivi della civiltà moderna per sostituire i fini individualistici e disfunzionali della politica economica con valori biopolitici della sopravvivenza di specie e habitat. Uscire dalla miope visione antropocentrica e riconoscere che i sapiens, come ogni altro organismo, dipendono dalle condizioni di vivibilità del pianeta. Concetti di valore come benessere e progresso hanno subito una sostituzione semantica, passando dal loro significato letterale a quello economico. In tal modo, anche il modo di concepire tali valori è mutato, confondendo il benessere reale con l’accumulo di capitale e il progresso con la crescita del mercato. Questa miope visione della realtà è l’ottica attraverso cui il capitalismo si pone come metodo di intendere e ordinare la natura, ignorando la propria appartenenza ad essa. L’arte per prima deve farsi avanguardia nel superamento del dualismo uomo-natura, il quale illude l’uomo di essere indipendente dalla biosfera, un essere eccezionale che non vive in simbiosi, ma in competizione con la sfera naturale. Gli obiettivi fittizi dell’arricchimento individuale alienano i sapiens dalla propria natura di organismi sociali e interdipendenti alla rete dei viventi. E’ essenziale ragionare come specie per adempiere ai fini biologici della sopravvivenza. Tutelare gli habitat e le specie extra-umane significa tutelare se stessi. La necessità oggi è quella di ridare all’arte una nuova centralità sociale, veicolando messaggi che non solo parlino dei problemi della contemporaneità, dando loro una nuova luce, ma che possano anche portare a delle soluzioni. Il risultato è un’arte est-etica, ossia la creazione di una forma armonica nella quale risiedano simultaneamente una funzione etica ed una funzione estetica. Il valore visuale dell’opera non è determinante, ma procede unicamente in relazione alla sua funzionalità. Una forma di bellezza definita dalla simbiosi, da relazioni interdipendenti tra valori biologici ed estetici, da solidarietà inter e intraspecie e dalla cooperazione interdisciplinare tra arte e scienza. Attraverso lo sviluppo di opere finalizzate alla rigenerazione ambientale è possibile generare consapevolezza di quando la simbiosi tra specie ed habitat terrestri sia indispensabile per la sopravvivenza della biodiversità. Tutto ciò diventa possibile attraverso modelli est-etici volti alla rigenerazione degli habitat, umani ed extra-umani. In ogni opera risiede un impatto vitale, biologico, volto a combattere alla radice gli scompensi interni ed esterni alla società umana. Agire avvalendosi della simbiosi, dei valori biopolitici, intessendo relazioni tra diverse discipline, specie e culture. Ricorrendo alla cooperazione interdisciplinare tra arte e scienza, il potenziale di ogni progetto aumenta grazie all’arricchimento vicendevole di strumenti e conoscenze. Opere vive, create esclusivamente per l’ambiente in cui risiedono, che possano integrarsi con le diverse forme di vita circostanti, creando così nuovi modelli rigenerativi degli habitat e dei valori umani. Ad ogni opera il proprio habitat e ad ogni habitat la sua opera: modelli site specific su misura per rigenerare i settori più deboli di ogni ambiente. Dalla socialità nelle periferie urbane, all’inquinamento nelle grandi metropoli, al disboscamento nelle foreste pluviali. Ogni habitat necessita di singoli modelli di rigenerazione, ma soprattutto di sensibilizzazione, per dimostrare che un’inversione è possibile. Una formula di rinnovamento che parta dall’arte e si diffonda capillarmente in ogni settore della civiltà moderna. Il potenziale rigenerativo degli ecosistemi è molto alto, sta a noi fare il primo passo per attivarlo e compiere una riformulazione nel metodo di intendere e ordinare la realtà, dalla politica economica alla biopolitica.

La costruzione di una co-scienza collettiva passa attraverso la divulgazione e l’arte diviene strumento di tale obiettivo. Tramite sperimentazione e sensibilizzazione deve raggiungere il più ampio pubblico possibile ed in maniera profonda. Deve toccare e smuovere la coscienza del pubblico per convincerlo che un altro mo(n)do è possibile. Non il solo pubblico elitario delle gallerie private, delle fiere e del collezionismo, ma un pubblico largo, umano ed extraumano, il pubblico della cittadinanza mondiale. Perché se il fine è un cambiamento globale, la coscienza necessaria per raggiungerlo è anch’essa globale.

Per leggere il Manifesto completo:  « Symbiosis: Il Manifesto »

Il progetto

Il nostro progetto Symbiosis vuole raccogliere queste responsabilità, assumendo il ruolo di promotore della nuova arte funzionale. Per questo proponiamo tre modelli site specific, ognuno realizzato ad hoc per la rigenerazione dell’ecosistema a cui è destinato. Gli habitat prescelti sono: subacqueo, anfibio e terrestre. Queste installazioni sono progettate interamente in digitale, al fine di essere virtualmente fruibili anche tramite VR. Il formato digitale che proponiamo, il più verosimile possibile, si pone come strumento per una sensibilizzazione globale e gratuita sull’urgenza delle problematiche contemporanee; allo stesso tempo sradica la concezione utopica nei confronti di un cambiamento radicale. Un’utopia infatti è tale fino a che non si concretizza. Tutte le strutture sono progettate con materiali ecologici, che non danneggiano l’habitat che li accoglie, ma al contrario fortificano e permettono la ripopolazione degli organismi autoctoni.

Ognuna di queste installazioni, nella sua forma espositiva digitale, è collocata all’interno di uno spazio antropico, il quale diviene un contenitore volto a simboleggiare la responsabilità umana nei confronti della sfida ecologica di rigenerare un pianeta usurpato. Questa scelta espositiva è anche una forma elegante per la presentazione di un progetto che punta a superare i dualismi e a generare simbiosi nella natura. L’obiettivo finale del progetto Symbiosis è quello di realizzare fisicamente i modelli digitali e collocarli all’interno degli habitat per cui sono stati ideati.

© progetto di laurea di Eleonora Garini e Matteo Volonterio, con la collaborazione di Giulio Panzeri